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ASCOLTARE IL BUIO

  • gsglegrave
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Un viaggio tra grotte, suoni, ricerca e arte

13 agosto – ore 19:00 Verzino (KR) – Atrio del Palazzo Ducale

Ci sono luoghi che si raccontano attraverso la luce. Altri, invece, chiedono di essere ascoltati.

Il 13 agosto, a Verzino, si è svolta la conferenza “Ascoltare il Buio – Un viaggio tra grotte, suoni, ricerca e arte”, dedicata al progetto “Ascoltare il Buio – Educazione ecoacustica a tutela degli ecosistemi ipogei”, vincitore del bando nazionale 5×1000 della Società Speleologica Italiana ETS.


Nato proprio a Verzino, il progetto si propone di studiare e proteggere il patrimonio naturale del complesso carsico di Grave Grubbo attraverso un linguaggio tanto affascinante quanto innovativo: quello dei suoni.


Conoscere un ecosistema attraverso la sua voce

L’ecoacustica è una disciplina che permette di studiare gli ambienti naturali attraverso i suoni che li caratterizzano. Ogni ecosistema possiede infatti una propria identità sonora. Una vera e propria “voce” composta da molteplici elementi: i richiami degli animali, il rumore dell’acqua, il vento, le vibrazioni e le risonanze dell’ambiente.

Nel mondo sotterraneo, dove la luce è quasi completamente assente, l’ascolto assume un significato ancora più importante.

Attraverso l’ecoacustica è possibile riconoscere e analizzare i suoni prodotti dagli ecosistemi ipogei: dai richiami ultrasonici dei pipistrelli ai suoni dell’acqua, fino alle risonanze della roccia e al vento che attraversa le cavità sotterranee.

Ascoltare diventa così un nuovo modo di esplorare.


La tutela delle Grotte di Grave Grubbo passa anche dall’ascolto

Il progetto “Ascoltare il Buio” nasce con l’obiettivo di utilizzare l’ecoacustica come strumento di conoscenza e di educazione ambientale.

Studiare i suoni di un ambiente significa infatti poter raccogliere informazioni sulla sua biodiversità, sulle sue caratteristiche e sui cambiamenti che possono interessarlo nel tempo.

Nel caso degli ecosistemi ipogei, questo approccio può contribuire a comprendere meglio un patrimonio naturale fragile e spesso difficile da osservare direttamente.

Le Grotte di Grave Grubbo sono diventate così un laboratorio naturale nel quale la ricerca scientifica, la speleologia e la sensibilizzazione ambientale si sono incontrate.

Nel corso del progetto, le attività di ricerca sono state svolte in tre diversi periodi dell’anno — gennaio, maggio e agosto 2026 — per raccogliere informazioni sulle variazioni stagionali dell’ambiente sotterraneo.

Sono state realizzate registrazioni del paesaggio sonoro all’esterno e all’interno della grotta, analizzate la firma acustica e le caratteristiche di riverbero della cavità e condotto il monitoraggio bioacustico dei chirotteri, sia all’interno della grotta sia presso l’ingresso, per studiarne la presenza, l’ecologia e le abitudini.

Le attività hanno compreso anche lo studio della fauna invertebrata ipogea e del clima della grotta, attraverso l’installazione di datalogger in diversi punti del sistema carsico.

La ricerca non si è svolta soltanto all’interno della grotta: anche i momenti di pausa, le attività all’aperto e le giornate trascorse sul territorio sono diventati occasioni per confrontarsi, analizzare i dati raccolti e costruire insieme il percorso scientifico.


Ricerca, scuola e divulgazione

Una parte importante del progetto ha coinvolto gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Verzino, attraverso lezioni in aula e attività all’aperto dedicate alla bioacustica, alla zoologia e alla conoscenza dei suoni della natura.

I ragazzi hanno avuto la possibilità di avvicinarsi al metodo scientifico attraverso l'ascolto, il riconoscimento dei suoni e le attività di monitoraggio, esercitandosi anche nelle attività di comunicazione e, nello specifico, in cosa significhi la realizzazione di un podcast dedicato alla bioacustica, le tecniche e gli strumenti da utilizzare.

Parallelamente, il progetto ha dato vita a momenti di comunicazione scientifica e alla registrazione di un primo episodio di podcast dedicato all’ecoacustica, realizzato insieme ai professionisti e ai collaboratori coinvolti nel progetto, che uscirà nel mese di ottobre 2026.

L’esperienza ha inoltre incontrato il mondo dell’arte attraverso “Voci come corpo”, workshop realizzato nell’ambito del progetto artistico internazionale Permeating Echoes, ideato da Janneke van der Putten, esplorando il rapporto tra voce, corpo, spazio e ambiente.

I risultati e l’esperienza del progetto sono stati inoltre raccolti nell’articolo “I paesaggi sonori del buio”, di prossima pubblicazione sulla rivista Speleologia 94 della Società Speleologica Italiana. Il lavoro sarà inoltre presentato al Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, in programma alla fine di ottobre 2026.


La conferenza del 13 agosto

La conferenza ha rappresentato il momento conclusivo del terzo e ultimo incontro del progetto, svoltosi a Verzino dal 12 al 16 agosto 2026, e ha permesso di raccontare alla comunità il percorso compiuto durante l’anno.

L’incontro ha ripercorso la storia di Ascoltare il Buio, dalla sua ideazione alla premiazione del progetto durante l’Assemblea dei Soci della Società Speleologica Italiana, nell’ambito del raduno internazionale di speleologia CapoVolta 2025, fino alle attività di ricerca realizzate a Grave Grubbo.

La serata ha visto la partecipazione della comunità di Verzino, dei soci del Gruppo Speleologico GSG “Le Grave”, di persone presenti sul territorio e in visita al paese, oltre alla partecipazione dell’Amministrazione Comunale e del Sindaco Franco Levato.

Sono intervenuti:

  • Quinzia Palazzo, ricercatrice, biologa e ideatrice del progetto Ascoltare il Buio

  • Francesco Ferraro, presidente del Gruppo Speleologico GSG “Le Grave”; 

  • Dino Scaravelli, professore, ricercatore e zoologo dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; 

  • Noa D'Antonio, studentessa e ricercatrice dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; 

  • Janneke van der Putten, artista internazionale, performer e antropologa che studia il rapporto tra voce, paesaggio e spazio acustico; 

  • Andrea Sabato, guida escursionistica ambientale (GAE), interprete ambientale e narratore del territorio calabrese. 

Al progetto hanno inoltre partecipato il ricercatore dell’Università degli Studi di Pavia Davide Michael Lelong e il veterinario Paolo Strappo, e Andrea Germano, tecnico del suono e collaboratore del progetto, che hanno contribuito alle attività di ricerca, registrazione e analisi del paesaggio sonoro.


Un grazie a chi ha reso possibile il progetto

Un progetto di questo tipo nasce dalla collaborazione tra molte persone e realtà. Per questo il Gruppo Speleologico GSG “Le Grave” desidera ringraziare tutti coloro che hanno supportato il progetto, mettendo a disposizione tempo, competenze e disponibilità, sia nelle attività scientifiche e didattiche sia nell'organizzazione e nella logistica.

Un ringraziamento particolare a Claudia Levato, vicepresidente del Gruppo GSG “Le Grave”, per il prezioso supporto alle attività del progetto, e a Enzo Cerminara, socio del gruppo, per la collaborazione e il supporto durante le attività in grotta.

Grazie all’Istituto Comprensivo di Verzino per aver accolto e sostenuto le attività con i ragazzi delle scuole, rendendo possibile il loro coinvolgimento nel percorso educativo del progetto.

Un sentito ringraziamento anche all’Amministrazione Comunale di Verzino e al Sindaco Franco Levato per il supporto logistico e la disponibilità dimostrata durante questi mesi.

Infine, un grazie speciale a Maria Tristaino, che è stata un importante punto di riferimento per il supporto logistico e l’accoglienza durante le attività del progetto.

A tutti loro, e a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di Ascoltare il Buio, va il nostro più sincero grazie.


Trent’anni di cultura, ricerca e territorio

La serata del 13 agosto è stata anche l’occasione per celebrare un importante doppio anniversario: i trent’anni di Amore&Rabbia e i trent’anni del Gruppo Speleologico GSG “Le Grave”.

Due realtà nate dallo stesso territorio e unite, nel corso degli anni, dalla volontà di valorizzarlo attraverso linguaggi diversi ma complementari: la cultura, la ricerca, l’arte e la partecipazione.

Il trentesimo anniversario è diventato così il punto d’incontro tra una storia che dura da tre decenni e un progetto che guarda al futuro, mettendo insieme suoni, grotte, ricerca, cultura e arte.


Un incontro che ha dimostrato ancora una volta come la conoscenza del territorio possa nascere dall’incontro tra persone, competenze e sensibilità differenti.

E proprio da questo incontro nasce un nuovo modo di guardare — o meglio, di ascoltare — il patrimonio naturale sotterraneo.

Perché conoscere un luogo significa anche imparare ad ascoltarlo.

E proteggere ciò che non si vede è difficile. Proteggere ciò che non si sente lo è ancora di più.

  • Pubblico - Ascoltare il Buio

 
 
 

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